La bonifica di Giovanni II Bentivoglio, signore di Bologna

Un´iniziativa nata dai consorzi di bonifica

Il Consorzio della Bonifica Reno-Palata

Il territorio del Consorzio di Bonifica Reno Palata comprende il settore centrooccidentale dell’Alto bacino del Reno e la pianura fra Reno e Panaro per un’area complessiva di 196.235 ettari suddivisa in due distretti: il distretto di montagna, di 130.034 ettari (parte delle province di Bologna,Modena, Prato, Firenze e Pistoia) e il distretto di pianura di 66.201 ettari (parte delle province di Bologna e Modena). L’altimetria del territorio è decrescente da Sud a Nord e varia dai 1.945 metri sul livello del mare del Confine Sud (Corno alle Scale) ai 60 metri della Strada Statale Bazzanese e ai 15 metri in prossimità del Confine Nord (Finale Emilia).

Anche le pendenze naturali seguono, in linea di massima, l’andamento decrescente Sud-Nord delle quote, con valori che risultano superiori al 35-50% a Sud,oscillanti dal 10 al 35% al centro e pari allo 0,1% a Nord. La morfologia ed i corsi d’acqua naturali Reno, Samoggia, Lavino e Panaro, suddividono il territorio in 8 bacini principali di cui 6 (1 di montagna, 1 prevalente di collina e 4 di pianura) tributari direttamente o indirettamente del fiume Reno e 2 di sola pianura tributari diretti del fiume Panaro. Caratteristica comune è la direzione prevalente, sud-nord del reticolo idraulico che determina una conformazione “ a triangoli” ai cui vertici sono collocate le “chiusure” dei bacini. Il comprensorio di montagna racchiude le vallate del fiume Reno e dei suoi affluenti dalle sorgenti (in Toscana) fino al confine nord del comune di Sasso Marconi (BO); riguarda un territorio assai vasto, oltre 1.300 chilometri quadrati, nelle regioni Emilia Romagna e Toscana e comprende completamente o parzialmente, ventinove comuni. A partire dal 1957 il Consorzio inizia la propria attività in un territorio devastato dalla guerra ed in gran parte abbandonato dalla popolazione e che registra una situazione sociale ed economica assai precaria: al generale dissesto idrogeologico si accompagnano la mancanza di strade, di energia elettrica e di acquedotti; poche, e solo nei fondovalle, le attività artigianali e commerciali. Grazie a varie collaborazioni, investe nel settore zootecnico – lattiero – caseario (recupero di prati – pascoli, realizzazione di moderne stalle e di caseifici per la produzione del Parmigiano Reggiano) e punta alla valorizzazione di produzioni tipiche quali la castagna/marrone, la patata, i piccoli frutti e allo sviluppo delle prime forme di agriturismo. Già negli anni ’70 affronta il tema energetico con la realizzazione di tre impianti per la produzione di biogas annessi ai caseifici, la coltivazione di biomasse erbacee e/o legnose ed effettua lo studio dei “salti d’acqua” per la produzione di energia idroelettrica; scaturiscono inoltre le prime proposte di Parchi Regionali e Riserve Naturali in Emilia Romagna in cui sono già presenti gli attuali Parchi Regionali e Aree Protette.

Il Consorzio della Bonifica Parmigiana Moglia

Dalla sua costituzione, nel 1912, il Consorzio ha provveduto ad assicurare ai propri utenti e alla collettività servizi fondamentali che, nonostante abbiano subito una certa evoluzione in parallelo alle esigenze che andavano mutando da periodo a periodo, costituiscono ancor oggi riferimento importante per comprendere la natura e gli obiettivi dell´ente.
Il periodo di attività iniziale, che termina nella metà degli anni venti, si caratterizza per una fase costituente e progettuale alla quale segue la realizzazione delle infrastrutture principali della bonifica idraulica nel comprensorio. Si pongono così le basi per la difesa del territorio dagli allagamenti, servizio fondamentale che ha contribuito in maniera determinante all´eliminazione dei rischi sanitari e a creare le condizioni per lo sviluppo economico del territorio della pianura modenese e reggiana.
Successivamente, fino all´inizio del secondo conflitto mondiale, il Consorzio provvede principalmente alla bonifica agraria tramite l´assistenza e l´esecuzione di opere di miglioramento fondiario, anche private, e degli interventi di sistemazione della viabilità interpoderale. In questo periodo giungono inoltre a completamento gli interventi di canalizzazione secondaria e, soprattutto, le opere di derivazione che consentono di realizzare la principale rete distributiva irrigua. La garanzia agli utenti di una costante disponibilità di acqua per fini irrigui rappresenta, e ha rappresentato, elemento indispensabile per lo sviluppo dell´agricoltura e della struttura produttiva del comprensorio.
Al termine della seconda guerra mondiale, e per i trent´anni successivi, il Consorzio provvede all´estensione della rete irrigua all´intero comprensorio, alla costruzione della rete acquedottistica di interesse rurale e civile, per sopperire all´uso dei pozzi artesiani, nonché al rafforzamento dei principali impianti di derivazione.
Successivamente a tale periodo l’attività si caratterizza per gli interventi di manutenzione straordinaria, di ristrutturazione o rifacimento di impianti e per i primi progetti di adeguamento funzionale e realizzazione di nuove opere dell´intera rete scolante necessari per l´adeguamento ai mutati coefficienti udometrici.
Successivamente al riordino dei comprensori, reso operativo dal 1987, si sono aggiunte importanti attività svolte dal Consorzio relativamente alla manutenzione straordinaria delle zone montane con particolare riferimento alla bonifica dei versanti, agli interventi di regimazione idraulica, alla sistemazione di strade interpoderali, agli interventi sugli acquedotti rurali e alla forestazione.
Recentemente, inoltre, stanno acquisendo sempre maggiore importanza le attività di informazione e sensibilizzazione dell´utenza e l´attuazione di iniziative per la difesa dell´ambiente con particolare riferimento alla tutela del suolo e delle risorse idriche, nonché la formulazione e attuazione di programmi di attività sperimentali nel settore agricolo.
Va infine sottolineato come nel corso del tempo il Consorzio abbia impostato e consolidato un sistema di sorveglianza dedicato delle proprie pertinenze, includendo negli strumenti di sorveglianza anche apparecchiature innovative basate sull´uso della tecnologia informatica in grado di assicurare adeguata copertura del territorio con minore dispendio di risorse umane.

BREVE CRONOLOGIA dalla nascita al primo dopoguerra
Anno 1919:
Hanno iniziato le grandi opere di bonifica idraulica studiate negli anni precedenti: impianti idrovori di S. Siro e Mondine, Canale Emissario, collettori delle acque basse reggiane e modenesi, canali secondari delle acque basse reggiane e modenesi, canali e collettori delle acque alte reggiane e modenesi. Le opere di bonifica idraulica vengono ultimate nel 1926. Il loro costo risultò di 208 milioni. La rete delle canalizzazione di scolo si dirama nel comprensorio per circa 1000 km.
Anno 1924:
Viene iniziata la costruzione, in comproprietà con i Consorzi Bentivoglio – Cavante Palata e Reno Samoggia, dell’impianto del Dolo – Dragone ( bacino e diga di Fontanaluccia – centrale idroelettrica di Farneta). L’impianto, del costo di oltre 92 milioni, viene ultimato nell’anno 1929.
I consorziati contemporaneamente alla costruzione delle opere di bonifica idraulica, procedono alla esecuzione di opere di miglioria agraria ( costruzione case coloniche, caseifici, porcilaie, concimaie) e il Consorzio interviene assistendoli nella concessione di n. 355 mutui per complessivi 17 milioni.
Anno 1928:
Con l’approvazione del progetto di massima e dei primi progetti esecutivi per estendere il comprensorio il beneficio dell’irrigazione viene dato inizio alla costruzione di un primo gruppo di opere complementari per la derivazione di mc. 27,500 al secondo di acqua da Po a Boretto. Si precede quindi alla costruzione di una chiavica di presa, di una controchiavica di sicurezza a 150 metri di distanza, del canale derivatore che, con un percorso a 10 Km., porterà le acque dal Po alla Botte sotto il Crostolo ( botte cinquecentesca dei Bentivoglio), attraverso le quali le acque entreranno in Parmigiana – Moglia dalla quale si dipartono i canali di risalita. Si dà inizio alla costruzione di 97 Km. Di strade consorziali che saranno ultimate nel 1934. Si inizia la costruzione dei primi 16 impianti di sollevamento e la costruzione e sistemazione dei 3 canali principali di risalita ( canali di Reggio, Correggio e Carpi).
Anno 1930:
Si dà inizio alla costruzione di 100 Km. Di linee elettriche per il funzionamento degli impianti consorziali. Al gruppo principale ultimato nel 1936 altri tronchi si aggiungeranno negli anni 1947 e 1951 risultando la lunghezza complessiva delle linee di Km. 107,8. Si procede alacremente alla sistemazione e costruzione di canali destinati alla sistemazione e costruzione di canali destinati al servizio della irrigazione.
Anno 1932:
Si completa la costruzione di oltre 80 Km. Di linee telefoniche colleganti la sede centrale con i vari impianti e le case dei guardiani consorziali, costruite esse pure in detto periodo. Entrarono in funzione le prime importanti opere di irrigazione con la mesa in esercizio dei primi 16 impianti irrigui ai quali altri 5 si aggiungeranno negli anni 1934 e 1939. Per la prima volta si effettua la regolare distribuzione di acqua irrigua.
Anno 1940:
Il periodo dal 1928 al 1940 risulta quindi intenso di iniziative e di opere, il cui costo, valutato in lire attuali, sarebbe di oltre 18 miliardi. Lo scoppio della seconda guerra mondiale determina un notevole rallentamento nell’attività delle opere di bonifica.
Anno 1946:
Alla fine della guerra la Bonificazione Parmigiana – Moglia riprende la sua attività con la ricostruzione delle opere danneggiate, e la costruzione di nuovi canali.
Anno 1947:
Per sopperire alle maggiori esigenze irrigue del comprensorio la derivazione da Po viene portata da mc. 27,500 a mc. 40 al secondo.
Anno 1949:
Viene inaugurato l’impianto di Ca’ Rossa, costato oltre 200 milioni, il cui compito è di recuperare e rimettere in ciclo le colatizie dei terreni già irrigati.
Si inizia l’applicazione del contributo straordinario per fronteggiare l’onere afferente al completamento delle opere di bonifica.
Anno 1950:
Viene approvata la nuova tabella dei gradi di utenza. Dal 1946 al 1950 vengono approvati ed eseguiti n. 44 progetti di canali irrigui per un importo di circa 550 milioni.
Anno 1951:
I Consorzi Agro Mantovano Reggiano e di Revere, titolari di una derivazione da Po di 20 mc. al secondo, si uniscono alla Parmigiana – Moglia e Bentivoglio per derivare l’acqua di loro competenza dalla presa di Boretto. Ciò comporta la sistemazione e la costruzione di opere di interesse comune e precisante: sistemazione Canale Derivatore – costruzione impianto di Boretto – costruzione Canale Allacciante Cartoccio – costruzione chiusa di Ponte Pietra. Tali opere saranno completate nel 1956. Il costo complessivo risultò di circa 2 miliardi e 300 milioni con un impiego di mano d’opera per 500 mila giornate lavorative.
Anno 1954:
Entra in funzione l’impianto di Boretto che ha il compito di fornire ai Consorzi l’acqua di competenza nei periodi di magra del fiume Po.
Nel periodo dal 1951 al 1954 vengono anche approvati ed eseguiti altri progetti di canalizzazioni irrigue per oltre 200 milioni.
Anno 1955:
In seguito alla unificazione in campo nazionale della frequenza di alimentazione delle linee elettriche da 42 a 50 periodi, vengono revisionati tutti gli impianti consorziali, sostenendosi a tal fine una spesa di lire 305.000.000.
Ha inizio il lavoro di completamento e potenziamento degli impianti di irrigazione per fronteggiare le aumentate esigenze dell´esercizio irriguo ( cartoccio, S. Maria, Rotte, Mancasale, Nave, Caprì, Quartirolo, Correggio, Pratazzola, Magnavacca, S. Croce, Gargallo e Rovereto).
Anno 1957:
Vengono approvati dall’Amministrazione il progetto generale di massima e il progetto esecutivo del primo stralcio del grande acquedotto Consorziale per l’esecuzione del quale è ora in corso la perforazione di pozzi.
Anno 1961:
Dal 1955 al 1961, contemporaneamente alla esecuzione delle opere sopra citate, viene proseguita e intensificata la costruzione delle canalizzazioni irrigue secondarie per il completamento della irrigazione.
Complessivamente in tale periodo furono approvati ed eseguiti n. 40 progetti per un importo superiore ai due miliardi e mezzo.
La rete irrigua consorziale si estende oggi per più di 1000 Km. E serve al fabbisogno irriguo di oltre l’80% del comprensorio.

Il Consorzio della Bonifica Renana

Il Consorzio della Bonifica Renana è un Ente di diritto pubblico la cui costituzione risale al 1909, quest´anno ricorre quindi il centenario dalla nascita. Esso opera per assicurare lo scolo delle acque, la difesa del suolo, la tutela delle risorse idriche e naturali, l´irrigazione e la valorizzazione del territorio su una superficie di 187.603 ettari, di cui 68.474 ettari sono situati nella collina e montagna a nord della via Emilia, ed il restante a valle della via consolare. La parte del comprensorio di collina e montagna forma una sorta di triangolo irregolare, con vertice alle sorgenti del torrente Savena e base sulla stessa Via Emilia, nel tratto fra Bologna e Imola. Il Comprensorio di Pianura invece ha la forma di un quadrilatero, racchiuso a Nord-Ovest e a Nord-Est dal corso del fiume Reno (che forma i due lati superiori del quadrilatero), a Sud-Est da una spezzata che congiunge la foce del fiume con la città di Imola (il cui centro peraltro resta fuori dal Comprensorio) e a Sud-Ovest dalla stessa Via Emilia, nel tratto Imola-Bologna.
Nel 1909, con la fusione di cinque dei circondari del territorio bolognese, nacque il Consorzio Speciale di Bonifica della Bassa Pianura Bolognese a Destra del Reno, denominato "Consorzio della Bonifica Renana". Il primo direttore fu Pietro Pasini che stese il primo progetto generale di sistemazione idraulica della bassa pianura bolognese. I lavori iniziarono in piena Prima Guerra mondiale e, grazie all’uso di tecnologie d’avanguardia e anche al duro lavoro degli scariolanti (braccianti e prigionieri di guerra austriaci), terminarononel 1925. Venne costruita una rete di nuovi canali, per uno sviluppo complessivo di 858 km, suddivisi in "acque alte" (scolanti a gravitá), e "acque basse" (a sollevamento meccanico). Di grande rilievo la realizzazione delle due idrovore di Saiarino e Vallesanta, dotate di 9 gruppi di pompaggio, con una portata complessiva di circa 75 metri cubi al secondo. Numerosi altri manufatti – le botti sotto il Navile e il Savena e le nuove chiaviche di Reno, Lorgana e Campotto – trovarono realizzazione in tempi relativamente brevi, se si tiene conto delle difficoltá dovute alla guerra in corso e ad altri eventi calamitosi, come la disastrosa piena dell’Idice che, nel 1917, allagò Molinella. Il complesso delle opere venne inaugurato nel 1925, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III. Un significativo mutamento avvenne poi alla fine del 1938, quando, a seguito della soppressione del Consorzio di Bonifica della Montagna Bolognese vennero aggregati al territorio consortile i bacini del Sillaro, Sellustra e Medio Santerno. Nello stesso anno il Consorzio assunse la denominazione di "Consorzio della Grande Bonificazione Renana". Negli anni Trenta proseguirono i lavori di completamento del "progetto generale" dell’ing. Pasini. In particolare si decise l’immissione definitiva del torrente Idice in Reno: l’opera, ultimata nel ’38, consentì di dare concrete prospettive di utilizzazione agricola al territorio della cassa di colmata d’Idice e Quaderna, in precedenza soggetto a ricorrenti allagamenti. Con la nascita, nel 1933, della ´Bonifica integrale´, la Renana iniziò a realizzare opere di viabilità, di difesa del suolo collinare e montano, acquedotti e reti di distribuzione irrigua. All’interno dell’organizzazione consortile viene costituito un reparto "Bacini montani" per le vallate a sud della via Emilia. Nel primo trentennio del secolo trovarono compimento a cura del Consorzio altre grandi opere idrauliche: il canale "Diversivo Navile-Savena", per contenere le piene del Navile, prodotte dalle acque della cittá di Bologna, la grande chiavica di scarico dell’Idice in Reno, le arginature e i manufatti della Cassa di Colmata d’Idice e Quaderna. Nel 1942 vennero aggregati i territori tributari dei canali Acquarolo, Fossano, Fossa Marza, Riolo e Centonara, e nel 1952 quelli della Fossa Villa.
La seconda guerra mondiale causò gravi danni alle opere di bonifica, obiettivi di grande intesse militare. Con la successiva ricostruzione, accanto alle opere di ripristino dei manufatti distrutti o danneggiati dai bombardamenti aerei e terrestri, il Consorzio elaboraò un nuovo Piano generale, con la previsione di importanti nuove opere.
Tra il 1945 e il ’55 si completò la sistemazione idraulica dei principali corsi d’acqua: Savena, Zena, Idice, Sillaro e Santerno e si provvede alla sistemazione delle aree di collina e montagna con grandi opere di forestazione, viabilitá e approvvigionamento idrico, nonchè al potenziamento delle idrovore, in concomitanza con l’unificazione nazionale delle frequenze elettriche.
Si avviarono inoltre i primi interventi di distribuzione irrigua alle aziende agricole della bassa pianura. Questi interventi, finanziati in massima parte dal Ministero dell’Agricoltura, contribuiscono a consolidare il territorio di montagna e di collina e a garantire quello di pianura da alluvioni e piene, fornendo servizi a tutta la societá civile insediata sul comprensorio.
L’azione della Renana nel secondo dopoguerra si puó sintetizzare nel binomio "acqua e strada", premessa di qualunque sviluppo. Trovarono cosí realizzazione 300 chilometri di strade che triplicano l’estensione della rete viabile precedente all’attivitá di bonifica. Merita ricordare, fra le strade piú importanti, la Trasversale mediana appenninica, le arterie di fondo Valle Zena, della Val d’Idice, della Val Sellustra e della Val di Savena (completata agli inizi degli anni ´90). Nel 1955 hanno inoltre inizio i lavori per l’approvvigionamento idropotabile del comprensorio: l’"Acquedotto Renano", in seguito ceduto al Coser (poi Seabo, poi Hera), negli anni ’70, serve dieci Comuni di due Regioni (Emilia e Toscana).
Breve ma intensa anche l’attivitá di elettrificazione condotta nelle zone rurali fin dagli anni ’60, con importanti realizzazioni negli alti bacini dell’Idice e del Savena, e nei medi bacini del Sillaro, dell’Idice, dello Zena e del Savena. Dagli anni Settanta, realizzandosi progressivamente l’asta del Canale Emiliano Romagnolo (C.E.R.), il Consorzio programma una serie di incisivi interventi di estensione della rete irrigua, per cui la superficie irrigabile sale da 35.440 ettari del 1970 agli attuali 65.000, di cui circa 56.000 serviti con dotazione continua. Col completamento del C.E.R., nel tratto che attraversa il territorio della Renana, si é reso possibile invasare una vasta rete di canali di scolo alimentata da 35 chiaviche di derivazione a gravitá. L’effetto di tale riempimento di canali contribuisce efficacemente all’alimentazione della falda freatica superficiale con impatto certamente favorevole per l’equilibrio ambientale e con beneficio per le attivitá produttive interessate.

Il Consorzio della Bonifica Bentivoglio Enza

La parola "bonifica" deriva dal Latino e vuol dire "rendere buono", cioè far diventare buono, vivibile e coltivabile un territorio, precedentemente occupato da acque stagnanti.
Oggi siamo in un contesto nel quale le acque piovane di pianura, racchiuse dagli argini dei fiumi, scolano (escono) dal territorio non solo in modo naturale a gravità, ma anche grazie all’impiego di impianti meccanici di sollevamento. Questi impianti sono particolarmente attivi in caso di piovosità elevata e sono di proprietà pubblica in gestione al Consorzio.
E’ bene, inoltre, ricordare che i corsi d’acqua che formano l’idrografia del territorio possono essere di origine naturale o artificiale, cioè interamente realizzati dall’uomo. Caso, quest’ultimo, tipico della pianura dove per rendere l’ambiente sempre più adatto alla vita socio-economica, durante i secoli, si sono realizzate opere idrauliche di alta ingegneria che consentono tuttora l’insediamento delle popolazioni e l’uso del suolo.

Non solo le aree deltizie del Po ma anche la pianura reggiana, in passato, era caratterizzata da un territorio in gran parte impervio, luogo di espansione delle acque dei torrenti appenninici (Enza, Crostolo e corsi d’acqua minori) che, non potendo sfociare in Po a causa dell’arginatura maestra del grande fiume, dilagavano e stagnavano, aggiungendosi alle acque piovane e di risorgenza, formando vasti acquitrini e paludi ed insidiando i pochi lembi di terra che per ragioni altimetriche potevano essere faticosamente coltivati.
Le principali opere idrauliche sono state realizzate dai romani che, con la centuriazione e con canali navigabili e scolanti si resero artefici della prima grande rivoluzione territoriale di tutta la storia della bassa pianura reggiana.
Con la caduta dell’impero, a causa del crollo demografico e di una visione parziale del territorio, ritorna un grande disordine idraulico solo in parte mitigato per merito dell’ingegnosità dei monaci (per lo più benedettini) che riuscirono a recuperare alla coltivazione estese aree a nord della città di Reggio ed a Castelnovo Sotto.
Solo a partire dalla seconda metà del cinquecento, i duchi Estensi, in accordo con i Gonzaga ed i Farnese e per mezzo del potente e temuto personaggio Cornelio Bentivoglio (luogotenente dell’illustrissimo signor duca di Ferrara), riuscirono a bonificare tutta l’attuale bassa reggiana realizzando, in un paio di decenni, centinaia di chilometri di nuovi canali, riassetto complessivo che costituisce la seconda grande rivoluzione territoriale della bassa.
Dal punto di vista istituzionale, l’atto di nascita ufficiale dei Consorzi di bonifica può a ragione ritenersi la legge sui Lavori Pubblici del 1865, in ossequio alla quale le vecchie Congregazioni delle Acque si trasformarono in altrettanti Consorzi Idraulici.
Il Consorzio di Bonifica Bentivoglio risale al 1878.

LE OPERE BENTIVOGLIESCHE
La grande bonifica della bassa reggiana realizzata dal Bentivoglio si è strutturata su tre opere principali.
La prima, fu quella di impedire che le acque provenienti dall’appennino si riversassero all’interno del territorio da bonificare mediante la costruzione ed il potenziamento dell’argine destro del Torrente Enza, degli argini del Cavo Cava, e quelli di altri corsi d’acqua minori .
La seconda, consistette nell’impedire che il Torrente Crostolo divagasse con difficoltà fino al Secchia o peggio per alcuni lustri sversasse le proprie acque nella palude (nell’infausto tentativo voluto dai reggiani di prosciugarla per colmata), costruendo un suo nuovo corso fino in fiume Po, fra Gualtieri e Guastalla; l’opera rese il torrente pensile rispetto alla campagna attraversata, cioè l’acqua incanalata scorrendo ad una quota più alta di tutti i terreni circostanti arrivava al fiume.
La terza, fu quella di consentire alle acque rimaste racchiuse dai nuovi argini del Crostolo alla sua sinistra di poter scolare fino al torrente Secchia attraverso la costruzione di una galleria, la famosa “Botte Bentivoglio” sottopassante il nuovo alveo del T. Crostolo e di un lungo, grande, rettilineo canale ben presto e tutt’ora nominato “la fiuma” .
Una miriade di altre opere minori tese alla perfetta regimentazione dello scolo delle acque piovane verso i grandi colatori ed i nuovi recapiti costruiti, insieme ad un preciso regolamento sulla loro manutenzione ed il relativo riparto delle spese, concluse la grande bonifica rinascimentale della bassa reggiana

Consorzio della Bonifica Burana

La parte del comprensorio del Consorzio di Burana che in passato fu maggiormente interessata
alle opere di bonificazione fu quella in cui confluivano le acque di Secchia e Panaro formando
uno stagno chiamato "Bondeno", attraversato dal canale Burana: tali corsi d´acqua scorrevano
per un certo tratto parallelamente al fiume Po, dove si immettevano presso Bondeno (FE).
Nel 1152, a seguito della Rotta di Ficarolo, il Po abbandonava il ramo di Ferrara proseguendo la
propria migrazione millenaria verso Nord attraverso il ramo di Venezia; Secchia e Panaro, a
causa della diminuzione della forza dragante del Po di Ferrara e del conseguente interrimento
dei loro alvei, deviarono il loro corso verso Ovest, lasciando soltanto a Burana il compito di
raccogliere e recapitare nel fiume Panaro le acque di territori modenesi, mantovani e ferraresi.
La scelta di destinare all´agricoltura e quindi di bonificare aree che rimanevano invase
dall´acqua durante la maggior parte dell´anno, originariamente contraddistinte da un´economia
di raccolta e sfruttate per la pesca, fu sancita dalla costruzione della Chiavica Bova, realizzata
nel 1282 con lo scopo di regolamentare gli apporti idrici tra Burana e Panaro. La crescente
difficoltà di scolare nel fiume Panaro, che andava sempre più alzandosi, quantità maggiori di
acque che servivano per l´agricoltura e usi preindustriali dei terreni altimetricamente più
elevati, non poteva essere superata dalle sole forze del luogo depresso in cui esse venivano a
confluire: i lavori di bonifica necessitavano di impegni - in forze umane ed economiche -
collettivi, programmati e continuativi.
Così se le soluzioni alle precarie funzioni di scolo di Burana furono oggetto di vari studi già a
partire dall´Età Moderna, furono gli ostacoli di carattere politico istituzionale, più delle difficoltà
tecniche, ad impedirne la realizzazione: all´unità naturale che contraddistingueva il bacino che
si serviva di Burana si contrapponeva la frammentazione politica che vedeva il bacino diviso fra
diversi poteri: Estensi, Gonzaga, Pico, quindi Stato Pontificio, Stato Estense e Stato Austriaco.
Gli interventi dell´età Moderna furono ratificati da accordi interstatali bilaterali finalizzati ad
alleggerire l´apporto idrico di Burana attraverso la costruzione di canali diversivi e nuove
chiaviche per separare le acque "alte", per le quali era possibile lo scolo naturale, da quelle
"basse", che avrebbero continuato ad essere raccolte da Burana.
La frammentazione del governo del territorio si presentava anche a livello locale: risale infatti
al 1504 l´istituzione del primo Serraglio bondesano a cui gli Estensi concessero ampi poteri per
la gestione di territori chiamati serragli, circondati da argini e regolati da scoli e chiaviche
interni, che proteggevano i terreni dalle acque esterne, scaricando quando era possibile le
acque interne in Burana. Su progetto dell´Aleotti, tra il 1590 ed il 1613, anche le acque dei
Serragli di Carbonara e Pilastri furono recapitati direttamente in Po attraverso quelle che
adesso sono chiamate antiche chiaviche Pilastresi.

La prima efficace risposta al disordine idraulico del comprensorio di Burana fu progettata e
parzialmente realizzata durante il periodo napoleonico, quando quei territori si trovarono
unificati sotto il dominio dell´imperatore: nel 1810 venne approvato il progetto per la
costruzione di una botte che consentisse alle acque di Burana di sottopassare il fiume Panaro
e, attraverso il Po di Volano, di raggiungere il mare Adriatico.
I lavori, iniziati nel 1811, furono interrotti dalla caduta di Napoleone e dalla conseguente
ridivisione territoriale. Solamente dopo l´unificazione d´Italia e dopo la disastrosa rotta di
Borgofranco del 1879, che ebbe l´effetto di richiamare l´attenzione pubblica sui problemi
irrisolti del comprensorio di Burana, la legge Baccarini n. 333 del 1881 dispose la realizzazione
degli interventi necessari per dare una concreta ed efficace risoluzione ai problemi di Burana.
Il Progetto Generale dei lavori, alla cui direzione fu preposto l´ingegnere Italo Maganzini del
Genio Civile, prevedeva, per il completamento della Botte Napoleonica, la raccolta delle
acque alte modenesi nel canale Diversivo di Burana con scarico a gravità nel Panaro a S.
Bianca; la raccolta delle acque basse modenesi, parte delle ferraresi e di quelle mantovane con
scarico naturale attraverso la Botte Napoleonica; la conservazione dei deflussi in Po delle
acque alte mantovane attraverso le chiaviche di Moglia a Sermide e delle Quattrelle a Stellata
presso Bondeno; la raccolta delle acque basse mantovane nei nuovi canali di Felonica, di
Roversella e dell´Allacciante di Felonica; lo scolo in Burana, e quindi attraverso la Botte
Napoleonica, delle acque basse ferraresi; la costruzione di una chiavica sul Po a Stellata allo
scopo di consentire la navigazione del Po di Volano.
L´impossibilità di ultimare in breve tempo i lavori e successive allagazioni negli anni 1891 e
1892, che devastarono circa 11.500 ettari di terreni, portarono lo Stato ad istituire, attraverso
la Legge - Convenzione Genala, il Consorzio Interprovinciale per la bonifica di Burana,
presieduto da un comitato esecutivo formato dai rappresentanti dei proprietari interessati, con
lo scopo di realizzare i progetti che lo Stato non aveva ancora iniziato: la costruzione del
canale Emissario di Burana dal sostegno di Valpagliaro al mare; la costruzione del canale
Collettore di Burana dalle Chiaviche Mantovane alla Botte Napoleonica; la costruzione dei
canali mantovani; la costruzione del canale di derivazione dal Po.

La Botte Napoleonica venne inaugurata ed attivata nel 1899, mentre il Consorzio
Interprovinciale progettava e realizzava nuovi canali all´interno del comprensorio ad
integrazione del sistema scolante. Con le leggi n. 3256 del 1923, n. 3134 del 1928 e n. 215 del
1933 al Consorzio Interprovinciale di Burana venne affidata la gestione dei bacini di scolo
precedentemente controllati dai Consorzi idraulici, previsti dalla legge n. 2248 del 1865,
estendendo capillarmente il proprio operato sulla maggior parte del reticolo idraulico dell´intero
comprensorio e vedendo allargate le proprie funzioni anche alle opere di irrigazione, di
adduzione di acqua potabile, di costruzione o sistemazione stradale. Il concetto della bonifica
integrale, espresso in quegli anni dalle leggi Serpieri, affida ai Consorzi di bonifica ruolo
complessivo ed organico di tutela del territorio, sotto gli aspetti agrari, economici, sociali,
sanitari.
La progettazione di Baroni si sviluppò in questo rinnovato contesto e rappresenta il periodo più
fecondo della realizzazione delle opere di bonifica.
Fu affinata la divisione del comprensorio in due bacini che facevano capo rispettivamente
all´impianto S. Bianca, progettato per lo scolo meccanico delle acque alte, e al sistema formato
dalla Botte Napoleonica e dall´impianto Pilastresi. Quest´ultimo, originariamente concepito per
il sollevamento meccanico della parte in esubero delle acque che la Botte Napoleonica non
riusciva a far defluire naturalmente, fu in seguito rivisto anche in funzione della derivazione per
provvedere alla provvista idrica della parte orientale della provincia ferrarese.
Le opere complementari prevedevano la sistemazione e la costruzione di 850 km di canali, tra
cui l´intera risagomatura del canale Diversivo di Burana, nonché per alcune zone
altimetricamente depresse, la costruzione di impianti sussidiari per il sollevamento meccanico
delle acque.
In merito all´approvvigionamento idrico, oltre all´impianto Pilastresi, venne realizzata la
derivazione dal fiume Secchia attraverso l´omonima Chiavica a Bomporto, la costruzione
dell´impianto sussidiario alla Bozzala in comune di S. Prospero e, ultimo solo in ordine di
tempo, la derivazione dal fiume Po attraverso l´impianto Sabbioncello a Quingentole (Mn),
ultimato nel 1957, che consente l´irrigazione di terreni modenesi per un totale di 60.000 ettari.
Nell´attuale comprensorio del Consorzio ricadono, oltre ai territori contraddistinti da Burana,
anche quelli gestiti fino al 1987 dal Consorzio della Bonifica Nonantolana, istituito nel 1872, dal
Consorzio di Miglioramento Fondiario Scoli e Irrigazioni di Ravarino, istituito nel 1873 e dal
Consorzio Bacini Montani di Modena, istituito nel 1928.

SABATO 12 SETTEMBRE - INAUGURAZIONE NUOVA PARATOIA GUAZZALOCA

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